Coppia

Come funziona la terapia di coppia

Quante sedute, chi parla, cosa succede se uno dei due non vuole.

La prima telefonata per una terapia di coppia arriva quasi sempre da uno solo dei due partner. Spesso con una domanda pratica, detta a voce bassa: “Ma come funziona?”. Dietro ci sono di solito altre domande. Il terapeuta darà ragione all’altro? Dovremo raccontare tutto? E se scopriamo che è finita?

Provo a rispondere qui, raccontando come lavoro io. Ogni terapeuta ha il suo stile, ma alcuni elementi sono comuni agli approcci basati su prove di efficacia.

Perché le coppie chiedono aiuto

Quando i ricercatori hanno chiesto alle coppie in terapia perché fossero lì, le risposte più frequenti non riguardavano il tradimento o la sessualità, ma la comunicazione e la mancanza di vicinanza affettiva.1 Litigi che si ripetono identici, la sensazione di non essere ascoltati, una distanza che cresce senza che nessuno l’abbia decisa.

Questo cambia la prospettiva. La terapia di coppia non è solo per le crisi gravi. Funziona spesso meglio quando arriva prima.

Il primo colloquio

Il primo incontro è con entrambi. Chiedo a ciascuno di raccontare come vede la situazione, cosa vorrebbe cambiare e cosa spera di ottenere. Non è un processo: non sto cercando chi ha torto. Sto cercando di capire il circolo in cui entrambi sono finiti.

Capita spesso che i due racconti sembrino descrivere due relazioni diverse. È normale, ed è già un’informazione utile.

Gli incontri individuali

Di solito dopo il primo colloquio dedico un incontro a ciascun partner. Serve a conoscere la storia personale di ognuno, le relazioni precedenti, la famiglia d’origine, e a parlare di cose che davanti all’altro sarebbe difficile dire.

Qui c’è una regola che chiarisco sempre prima: non mi faccio custode di segreti che impedirebbero il lavoro di coppia. Se emerge qualcosa di decisivo, come una relazione in corso, aiuto la persona a capire come portarlo nella terapia. Non lo tengo per me.

Cosa succede nelle sedute

La parte centrale del lavoro è riconoscere gli schemi che si ripetono. Le ricerche di John Gottman hanno mostrato che non è tanto la frequenza dei litigi a predire la fine di una relazione, quanto il modo in cui si litiga: critiche rivolte alla persona, disprezzo, difesa a oltranza, chiusura totale.2

In seduta lavoriamo su episodi concreti, spesso l’ultimo litigio. Li rallentiamo, li guardiamo da fuori, cerchiamo il momento in cui la conversazione ha preso la piega solita. Poi proviamo strade diverse. Tra un incontro e l’altro propongo piccoli esercizi da fare insieme: una conversazione con regole precise, un gesto di attenzione, un tema da affrontare in modo nuovo.

Il mio ruolo è restare neutrale. Questo non significa non dire nulla: quando vedo uno schema, lo nomino, per entrambi.

Quanto dura

Dipende dai temi e da quanto tempo il conflitto è andato avanti. Molte coppie notano un cambiamento nei primi due o tre mesi di incontri regolari. Le revisioni degli studi indicano che circa il 70% delle coppie trattate con approcci basati su prove di efficacia mostra un miglioramento significativo.3 Il dato onesto è che non tutte le coppie restano insieme, e anche una separazione più consapevole può essere un esito utile, soprattutto quando ci sono figli.

E se il partner non vuole venire?

Succede spesso. Si può iniziare da soli, con una terapia individuale centrata sulla relazione. Cambiare il proprio modo di stare nel circolo modifica anche la risposta dell’altro, e non di rado il partner decide di unirsi dopo qualche settimana.

Quando la terapia di coppia non è indicata

Se nella relazione c’è violenza, fisica o psicologica, la terapia di coppia non è il primo passo. Mettere vittima e autore nella stessa stanza a “negoziare” può aumentare il rischio. In questi casi la priorità è la sicurezza: il numero antiviolenza 1522 è gratuito e attivo 24 ore su 24.

Coppie LGBT+

Le coppie gay, lesbiche, bisessuali o con partner trans portano in terapia gli stessi temi di tutte le coppie, più alcuni specifici: coming out non condivisi, rapporti con le famiglie, discriminazione, percorsi di genitorialità. Ci lavoro da anni e insegno questo tema nelle scuole di specializzazione. Ne parlo nella pagina sulla terapia di coppia e in quella dedicata alle persone LGBT+.

Domande frequenti

Ogni quanto ci si vede?

All’inizio di solito una volta a settimana o ogni due settimane. Con il tempo gli incontri si diradano, man mano che la coppia riesce a lavorare da sola.

Il terapeuta decide se dobbiamo separarci?

No. Il mio compito è aiutarvi a vedere con chiarezza cosa succede e cosa volete. La decisione resta sempre vostra.

Possiamo fare terapia di coppia se uno dei due vive in un’altra città?

Sì. Gli incontri si possono fare online, anche con i partner collegati da due luoghi diversi.

Fonti

  1. Doss B.D., Simpson L.E., Christensen A. (2004). Why do couples seek marital therapy? Professional Psychology: Research and Practice, 35(6), 608–614.
  2. Gottman J.M., Levenson R.W. (2000). The timing of divorce: predicting when a couple will divorce over a 14-year period. Journal of Marriage and Family, 62(3), 737–745.
  3. Lebow J.L. et al. (2012). Research on the treatment of couple distress. Journal of Marital and Family Therapy, 38(1), 145–168.
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