Lo psicologo John Gottman e il collega Robert Levenson hanno seguito un gruppo di coppie per quattordici anni, osservando come parlavano dei loro conflitti e della loro giornata. Hanno scoperto che le coppie che si separavano presto erano quelle che litigavano con più ostilità. Ma le coppie che si separavano più tardi, dopo molti anni, mostravano un altro schema: litigavano poco, e avevano smesso di cercarsi. Mancavano affetto, interesse, momenti positivi.1
È un dato che uso spesso con le coppie che arrivano in studio dicendo “noi non litighiamo mai, eppure qualcosa non va”. A volte il segnale non è il rumore. È il silenzio.
I segnali che meritano attenzione
Litigate sempre per le stesse cose
Il tema cambia poco: i soldi, le famiglie d’origine, la casa, il tempo. Ogni discussione sembra la replica della precedente, e nessuna porta a una soluzione.
Ci sono argomenti che avete smesso di toccare
Per evitare il conflitto, alcuni temi sono diventati intoccabili. In superficie va tutto bene, ma la distanza cresce.
Parlate quasi solo di organizzazione
Chi va a prendere i bambini, cosa si compra, chi chiama l’idraulico. Le conversazioni sono diventate logistica.
Nelle discussioni compaiono disprezzo o chiusura
Sarcasmo, occhi al cielo, frasi che colpiscono la persona e non il comportamento. Oppure uno dei due che si chiude e smette di rispondere. Sono gli schemi che le ricerche di Gottman associano con più forza alla crisi.1
Vivete vite parallele
Ciascuno ha i suoi orari, i suoi amici, le sue serate. Non c’è ostilità. Semplicemente, non c’è più un “noi”.
C’è stata una frattura
Un tradimento, una bugia importante, una decisione presa da uno solo. La fiducia si è incrinata e non sapete come ripararla.
Un grande cambiamento vi ha messo alla prova
La nascita di un figlio, un trasferimento, un lutto, una malattia, un cambio di lavoro. Eventi che ridisegnano i ruoli e su cui spesso nessuno ha avuto tempo di fermarsi.
Uno dei due pensa di lasciare
Anche in questo caso la terapia può servire. Non per convincere qualcuno a restare, ma per capire con chiarezza cosa si vuole, e per separarsi bene se la decisione è quella.
Prima è meglio
Le revisioni degli studi indicano che circa il 70% delle coppie trattate con approcci basati su prove di efficacia mostra un miglioramento significativo.2 Nella mia esperienza, però, il risultato dipende molto da quando si arriva. Le coppie che chiedono aiuto quando la distanza è ancora recente hanno più margine. Quelle che arrivano dopo anni di silenzio possono farcela lo stesso, ma il lavoro è più lungo.
Quando la terapia di coppia non è indicata
Se nella relazione c’è violenza fisica o psicologica, la terapia di coppia non è il primo passo. La priorità è la sicurezza. Il numero antiviolenza 1522 è gratuito e attivo 24 ore su 24.
Come iniziare
Basta che uno dei due faccia il primo passo. Il primo colloquio è con entrambi, e serve a capire la situazione, non a trovare un colpevole. Se il partner non vuole venire, si può iniziare da soli. Ho raccontato nel dettaglio come funziona la terapia di coppia, e trovi il mio modo di lavorare, anche con coppie LGBT+, nella pagina sulla terapia di coppia.
Domande frequenti
La terapia di coppia funziona anche dopo un tradimento?
Sì, molte coppie lavorano proprio su questo. Serve che entrambi siano disposti a impegnarsi, e che la relazione parallela sia conclusa.
Si può andare in terapia di coppia solo per capire se restare insieme?
Sì. Alcuni percorsi servono proprio a chiarire cosa si vuole, prima di decidere se lavorare sulla relazione o separarsi.
Quanto dura un percorso di coppia?
Dipende dai temi. Molte coppie notano cambiamenti nei primi mesi di incontri regolari.
Fonti
- Gottman J.M., Levenson R.W. (2000). The timing of divorce: predicting when a couple will divorce over a 14-year period. Journal of Marriage and Family, 62(3), 737–745.
- Lebow J.L. et al. (2012). Research on the treatment of couple distress. Journal of Marital and Family Therapy, 38(1), 145–168.