Negli anni Novanta due ricercatori di Stanford, Frank Wilhelm e Walton Roth, studiarono persone con paura di volare durante voli reali. A una parte di loro fu dato un ansiolitico prima del primo volo, all’altra un placebo. Durante quel primo volo chi aveva preso il farmaco stava meglio. Una settimana dopo, al secondo volo senza farmaco, lo stesso gruppo ebbe più ansia e più attacchi di panico di chi aveva preso il placebo.1
È un risultato che riassume bene il problema della paura di volare: le soluzioni che danno sollievo immediato non sempre aiutano a superarla.
Che cosa fa paura, esattamente
“Paura di volare” è un’etichetta che contiene paure diverse. Capire quale sia la tua è il primo passo, perché il lavoro cambia molto.
- Paura che l’aereo precipiti. Turbolenze, rumori, cambi di velocità vengono letti come segnali di pericolo.
- Paura di avere un attacco di panico a bordo. Il problema non è l’aereo, ma l’idea di stare male in un luogo da cui non si può uscire.
- Paura degli spazi chiusi. La cabina, le porte che si chiudono, la sensazione di essere intrappolati.
- Paura di perdere il controllo. Non poter decidere nulla, dover affidarsi a qualcun altro.
- Paura delle altezze, più rara di quanto si pensi in questo contesto.
Spesso queste paure si combinano. E spesso la paura si allarga: dal volo all’aeroporto, dall’aeroporto ai giorni prima della partenza, fino a rinunciare a viaggi, vacanze, opportunità di lavoro.
Perché le spiegazioni non bastano
Chi ha paura di volare sa quasi sempre che l’aereo è uno dei mezzi di trasporto più sicuri. Lo ha letto, se lo è sentito dire. Eppure non basta. La paura non risponde ai numeri, risponde all’esperienza. Finché si evita di volare, o si vola solo “anestetizzati”, il cervello non ha occasione di imparare che si può stare a bordo, avere paura, e arrivare.
Le informazioni sono comunque utili, soprattutto su ciò che succede durante il volo: perché l’aereo fa certi rumori, cosa sono le turbolenze, come funzionano i controlli. Aiutano a reinterpretare segnali che oggi vengono letti come allarmi.
Cosa funziona
Il trattamento con le prove di efficacia più solide per le fobie specifiche è l’esposizione graduale.2 Per il volo può avvenire in diverse forme: immagini e video, simulatori, realtà virtuale, visite in aeroporto, e infine voli reali. Uno studio controllato ha mostrato che l’esposizione in realtà virtuale e quella tradizionale funzionano in modo simile, e che dopo il trattamento la maggior parte dei partecipanti è riuscita a prendere un volo di prova.3
Nel mio lavoro, di solito, il percorso segue questi passi:
- Capiamo che cosa temi davvero e quali segnali ti allarmano di più.
- Costruiamo una scala di situazioni, dalla più semplice alla più difficile.
- Lavoriamo sulle interpretazioni catastrofiche delle sensazioni, a bordo e a terra.
- Affronti i gradini uno alla volta, fino a un volo vero, spesso breve.
- Prepariamo un piano per il giorno del volo, senza comportamenti di sicurezza superflui.
E i farmaci?
Non è questa la sede per dare indicazioni sui farmaci, che vanno sempre discussi con il medico. Lo studio citato all’inizio, però, suggerisce una cautela: usare un ansiolitico come unico strumento può dare sollievo nel momento e lasciare intatta la paura, a volte rafforzandola. Se ne fai già uso, non sospenderlo di tua iniziativa. Ne parliamo insieme, e se serve con il tuo medico.
Quando chiedere aiuto
Se la paura ti fa rinunciare a viaggi importanti, se i giorni prima di un volo sono segnati dall’ansia, se voli solo con farmaci o alcol. Per molte fobie specifiche bastano poche sedute mirate. Ne parlo nella pagina sulle fobie. Se a preoccuparti è soprattutto il panico a bordo, può esserti utile anche quella sugli attacchi di panico.
Domande frequenti
Quante sedute servono per la paura di volare?
Dipende dalla paura principale e da quanto si è allargata. Per molte fobie specifiche bastano poche sedute mirate.
I corsi per la paura di volare funzionano?
Possono essere utili, soprattutto per la parte informativa e per l’esposizione graduale. Se la paura riguarda il panico a bordo, conviene un lavoro anche sugli attacchi di panico.
È meglio sedersi vicino al corridoio?
Se aiuta a fare il primo volo va bene. Nel tempo, però, conviene non legare la possibilità di volare a una condizione precisa.
Fonti
- Wilhelm F.H., Roth W.T. (1997). Acute and delayed effects of alprazolam on flight phobics during exposure. Behaviour Research and Therapy, 35(9), 831–841.
- Wolitzky-Taylor K.B. et al. (2008). Psychological approaches in the treatment of specific phobias: a meta-analysis. Clinical Psychology Review, 28(6), 1021–1037.
- Rothbaum B.O. et al. (2000). A controlled study of virtual reality exposure therapy for the fear of flying. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 68(6), 1020–1026.