Nel 1978 due ricercatori di Londra, Stanley Rachman e Padmal de Silva, chiesero a un gruppo di persone senza alcun disturbo se avessero mai avuto pensieri intrusivi sgradevoli. Circa l’80% rispose di sì. Poi mostrarono quei pensieri, insieme a quelli di pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo, a un gruppo di clinici esperti. Leggendo solo il contenuto, gli esperti non riuscivano a distinguere in modo affidabile gli uni dagli altri.1
Studi più recenti, condotti su sei continenti, confermano il dato: oltre nove persone su dieci riferiscono pensieri intrusivi indesiderati.2 Se ne hai, sei in ottima compagnia.
Che cosa sono
Un pensiero intrusivo è un pensiero, un’immagine o un impulso che arriva senza essere stato cercato, e che contrasta con ciò che vogliamo o con ciò che siamo. Alcuni esempi frequenti:
- L’immagine improvvisa di spingere qualcuno sui binari mentre arriva la metropolitana
- L’impulso di sterzare verso l’auto che arriva dall’altra parte
- Il pensiero di fare del male a un figlio appena nato, mentre lo si tiene in braccio
- Una bestemmia che compare in mente durante un momento di raccoglimento
- Il dubbio di aver investito qualcuno dopo aver passato una buca
- Un’immagine sessuale inappropriata che riguarda una persona cara
Proprio perché sono così lontani da ciò che vogliamo, questi pensieri spaventano. Ed è qui che si gioca tutto.
Perché alcuni pensieri diventano ossessioni
Secondo il modello cognitivo di Rachman, un pensiero intrusivo diventa un’ossessione quando lo interpretiamo come significativo.3 “Se ho pensato una cosa simile, forse in fondo la voglio.” “Se lo penso, potrei farlo.” “Una persona buona non avrebbe mai pensieri così.”
I ricercatori chiamano fusione pensiero-azione la tendenza a trattare un pensiero come se fosse equivalente a un’azione, o come se pensarlo rendesse più probabile che accada.4 È una tendenza umana, ma nel disturbo ossessivo-compulsivo diventa molto forte.
Una volta che il pensiero è diventato minaccioso, la mente cerca di liberarsene: lo scaccia, lo neutralizza con un pensiero opposto, chiede rassicurazioni, evita le situazioni che lo provocano. Ognuno di questi tentativi conferma che il pensiero era pericoloso. E lo rende più frequente.
Cosa fare quando arrivano
La risposta più utile è anche la meno intuitiva: fare il meno possibile.
- Non discutere con il pensiero. Cercare di dimostrare a sé stessi che non lo si vuole davvero tiene il pensiero al centro dell’attenzione.
- Non neutralizzarlo. Pensieri “buoni” per compensare, preghiere, gesti, controlli: portano sollievo per un attimo e allungano il problema.
- Dargli il nome giusto. “È un pensiero intrusivo. Ne ho tanti, come tutti.” Non è una rassicurazione sul contenuto, è un’etichetta sul tipo di pensiero.
- Tornare a ciò che stavi facendo. Il pensiero può restare sullo sfondo. Non deve sparire perché tu possa andare avanti.
Una cosa che dico spesso
Le persone che soffrono di più per i pensieri intrusivi aggressivi o sessuali sono, quasi sempre, persone molto attente a non fare del male agli altri. È proprio perché quei pensieri vanno contro i loro valori che li vivono come insopportabili. Il pensiero non dice chi sei. Il modo in cui ti fa soffrire, semmai, dice cosa ti sta a cuore.
Quando possono essere DOC
Se i pensieri intrusivi occupano molto tempo della tua giornata, se senti il bisogno di fare qualcosa per neutralizzarli, anche solo mentalmente, se eviti persone o situazioni per paura che tornino, potrebbe trattarsi di disturbo ossessivo-compulsivo. È un disturbo che risponde bene alla terapia cognitivo-comportamentale, in particolare all’esposizione con prevenzione della risposta. Ne parlo nella pagina su ossessioni e DOC.
Domande frequenti
Avere pensieri intrusivi significa avere il DOC?
No. Quasi tutti hanno pensieri intrusivi. Si parla di DOC quando diventano frequenti, generano molta angoscia e portano a rituali o evitamenti che occupano tempo.
Posso far sparire del tutto i pensieri intrusivi?
L’obiettivo non è farli sparire, ma cambiare il rapporto con loro. Quando smettono di spaventare, diventano di solito meno frequenti.
I pensieri intrusivi possono riguardare il proprio partner o i figli?
Sì, ed è molto comune. Spesso colpiscono proprio le persone a cui teniamo di più, per lo stesso motivo per cui fanno così paura.
Fonti
- Rachman S., de Silva P. (1978). Abnormal and normal obsessions. Behaviour Research and Therapy, 16(4), 233–248.
- Radomsky A.S. et al. (2014). Part 1. You can run but you can’t hide: intrusive thoughts on six continents. Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders, 3(3), 269–279.
- Rachman S. (1997). A cognitive theory of obsessions. Behaviour Research and Therapy, 35(9), 793–802.
- Shafran R., Thordarson D.S., Rachman S. (1996). Thought-action fusion in obsessive compulsive disorder. Journal of Anxiety Disorders, 10(5), 379–391.