Depressione

Depressione o tristezza? Come capire la differenza

La tristezza è un’emozione. La depressione è un’altra cosa, e si riconosce da alcuni segnali precisi.

Lo psichiatra evoluzionista Randolph Nesse ha proposto un’idea che a prima vista sorprende: la tristezza, e perfino un umore basso temporaneo, potrebbero essere utili.1 Ci rallentano quando un obiettivo è diventato irraggiungibile, ci spingono a fermarci, a ripensare, a chiedere aiuto. In questo senso la tristezza non è un guasto. È uno strumento.

Il problema nasce quando lo strumento non si spegne più. Ed è lì che si comincia a parlare di depressione.

Che cos’è la tristezza

La tristezza è una risposta a una perdita, a una delusione, a un cambiamento. Ha di solito una causa riconoscibile e una forma a ondate: ci sono momenti difficili, e momenti in cui si riesce ancora a ridere, a godersi una cena, a distrarsi con un film. Con il tempo, e con il sostegno delle persone vicine, tende ad attenuarsi.

Che cos’è la depressione

La depressione maggiore, secondo i criteri diagnostici internazionali, si riconosce quando per almeno due settimane, quasi ogni giorno, sono presenti diversi di questi segnali, tra cui almeno uno dei primi due:2

  • Umore depresso per gran parte della giornata
  • Perdita di interesse o di piacere per quasi tutte le attività
  • Cambiamenti importanti dell’appetito o del peso
  • Insonnia o, al contrario, bisogno eccessivo di dormire
  • Rallentamento o agitazione, visibili anche agli altri
  • Stanchezza e mancanza di energia
  • Senso di inutilità o di colpa eccessiva
  • Difficoltà a concentrarsi e a prendere decisioni
  • Pensieri ricorrenti di morte

La differenza, quindi, non sta solo nell’intensità. Sta nella durata, nella pervasività e nell’effetto sulla vita di tutti i giorni.

Cinque domande per orientarsi

Riesco ancora a provare piacere?

Nella tristezza ci sono pause. Nella depressione spesso il piacere sparisce del tutto: le cose che prima piacevano lasciano indifferenti. Si chiama anedonia, ed è uno dei segnali più importanti.

Da quanto tempo dura?

Qualche giorno di umore basso fa parte della vita. Settimane quasi ininterrotte meritano attenzione.

Come penso a me stesso?

Nella tristezza il dolore riguarda ciò che si è perso. Nella depressione si estende a sé: “non valgo niente”, “sono un peso”, “è colpa mia”. Anche le linee guida diagnostiche indicano che nel lutto, di solito, la stima di sé resta intatta.2

Riesco a funzionare?

Lavoro, relazioni, cura di sé. Quando anche le cose semplici richiedono uno sforzo enorme, è un segnale da non sottovalutare. Attenzione, però: alcune persone continuano a lavorare e a fare tutto, e stanno male lo stesso.

Ci sono pensieri di morte?

Se compaiono pensieri di non voler più vivere o di farti del male, non aspettare. Parlane subito con qualcuno di cui ti fidi, con il tuo medico, oppure chiama il 112 o Telefono Amico Italia allo 02 2327 2327.

E se ci sono segnali di entrambe?

Succede spesso. Una tristezza legata a un evento preciso, come una separazione o un lutto, può trasformarsi in depressione se dura a lungo e se si allarga a tutto il resto. Non c’è bisogno di aspettare di essere “abbastanza depressi” per chiedere aiuto. Un colloquio può servire anche solo a capire.

Cosa si può fare

La depressione si cura. La psicoterapia cognitivo-comportamentale ha un’efficacia paragonabile a quella dei farmaci nelle forme lievi e moderate,3 e nelle forme più gravi i due trattamenti si combinano bene. Nel mio lavoro collaboro con lo psichiatra quando serve. Ne parlo nella pagina sulla depressione.

Domande frequenti

La depressione può arrivare senza un motivo?

Sì. A volte c’è un evento scatenante, a volte no. La mancanza di una causa evidente non la rende meno reale.

Dopo un lutto è normale essere tristi per mesi?

Il dolore per una perdita può durare a lungo e tornare a ondate. Se però si accompagnano perdita di stima di sé, incapacità di funzionare o pensieri di morte, è bene parlarne con uno specialista.

Lo sport aiuta?

L’attività fisica ha effetti positivi sull’umore ed è parte di molti percorsi. Nelle depressioni moderate o gravi, però, da sola non basta.

Fonti

  1. Nesse R.M. (2000). Is depression an adaptation? Archives of General Psychiatry, 57(1), 14–20.
  2. American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th edition (DSM-5). Arlington, VA: APA.
  3. Cuijpers P. et al. (2013). The efficacy of psychotherapy and pharmacotherapy in treating depressive and anxiety disorders: a meta-analysis of direct comparisons. World Psychiatry, 12(2), 137–148.
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