LGBT+

Fare coming out con i genitori

Non esistono tempi giusti. Esistono modi per prepararsi, e per proteggersi.

Le ricerche di Caitlin Ryan e del suo gruppo alla San Francisco State University hanno mostrato quanto conti la reazione della famiglia. I giovani adulti LGBT+ che avevano vissuto un forte rifiuto familiare stavano molto peggio, sul piano della salute mentale, di quelli che avevano incontrato poco rifiuto.1 E l’accettazione familiare risultava associata a più autostima, più sostegno sociale e una salute migliore.2

Questi dati spiegano perché il coming out con i genitori pesa così tanto. Non è solo una conversazione. È una domanda implicita: mi vedrete ancora per come sono?

Non c’è un momento giusto, né un obbligo

Il coming out è una scelta personale. Non esiste un’età giusta, non esiste un dovere di farlo, non esiste una tabella di marcia. Alcune persone lo fanno presto, altre tardi, altre con alcuni familiari e non con altri. Tutte queste scelte sono legittime.

Spesso chi viene da me con questo tema si sente in colpa per non averlo ancora fatto, come se fosse una forma di disonestà. Non lo è. Proteggersi, scegliere i propri tempi, aspettare di sentirsi pronti è un diritto.

Prima di tutto, la sicurezza

Prima di parlarne con i genitori è utile farsi qualche domanda pratica:

  • Dipendo economicamente da loro? Vivo con loro?
  • Come hanno reagito in passato a temi simili, a persone LGBT+ conosciute, a notizie in televisione?
  • Se la reazione fosse molto negativa, avrei un posto dove andare, persone su cui contare?

Se le risposte ti preoccupano, può avere senso aspettare di essere più autonomo, o costruire prima una rete di sostegno. Non è codardia. È buon senso.

Come prepararsi alla conversazione

Scegli il contesto

Un momento tranquillo, senza fretta, lontano da feste e ricorrenze. Alcune persone preferiscono parlare con un genitore alla volta. Altre scelgono una lettera, che lascia al genitore il tempo di elaborare prima di rispondere. Non c’è un modo migliore in assoluto.

Prepara le prime frasi

Non serve un discorso. Bastano poche parole chiare: “C’è una cosa importante di me che voglio condividere con voi. Sono gay.” Oppure lesbica, bisessuale, trans, non binario. Dirlo ad alta voce prima, magari a un amico o in terapia, aiuta molto.

Decidi cosa vuoi chiedere

Che non ne parlino ancora con altri parenti? Che usino un nome o dei pronomi diversi? Che conoscano il tuo partner? È utile saperlo prima, per non doverlo improvvisare.

La prima reazione non è l’ultima

Questo è forse il punto più importante. Molti genitori reagiscono inizialmente con shock, silenzio, domande dolorose: “è colpa nostra?”, “sei sicuro?”, “è una fase?”. A volte con rabbia o tristezza. Spesso queste reazioni parlano delle loro paure, del futuro che avevano immaginato, di ciò che non sanno. Non sono necessariamente la loro parola definitiva.

Molte famiglie fanno un percorso. Ci vogliono settimane, mesi, a volte anni. In Italia esistono associazioni di genitori di persone LGBT+, come AGEDO, che accompagnano proprio i genitori in questo passaggio. Suggerirle può aiutare.

Allo stesso tempo hai il diritto di mettere dei confini. Accettare i tempi dei tuoi genitori non significa accettare offese o pressioni a cambiare.

Quando può aiutare uno psicologo

Quando il pensiero del coming out ti genera molta ansia. Quando hai fatto coming out e la reazione ti ha ferito. Quando ti accorgi di aver interiorizzato parte dei giudizi che temi. Lavoro con persone LGBT+ con un approccio affermativo, e insegno questo tema nelle scuole di specializzazione in psicoterapia. Ne parlo nella pagina dedicata alle persone e coppie LGBT+.

Domande frequenti

È meglio dirlo prima a un genitore o a entrambi?

Non c’è una regola. Alcune persone iniziano dal genitore che sentono più vicino, altre preferiscono parlare a entrambi insieme. Conta ciò che ti fa sentire più sicuro.

Cosa fare se i genitori dicono che è una fase?

È una reazione frequente, che spesso esprime una speranza o una paura. Puoi ribadire con calma ciò che senti e dare loro tempo, senza dover dimostrare nulla.

Posso fare coming out per lettera?

Sì. Una lettera permette di scegliere le parole e lascia ai genitori il tempo di reagire. Molte persone la trovano una buona soluzione.

Fonti

  1. Ryan C. et al. (2009). Family rejection as a predictor of negative health outcomes in white and Latino lesbian, gay, and bisexual young adults. Pediatrics, 123(1), 346–352.
  2. Ryan C. et al. (2010). Family acceptance in adolescence and the health of LGBT young adults. Journal of Child and Adolescent Psychiatric Nursing, 23(4), 205–213.
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