Una revisione di 62 studi pubblicata nel 2020 ha stimato quanto sia diffusa la sindrome dell’impostore. Il risultato è una forbice enorme: tra il 9% e l’82% delle persone studiate, a seconda dei gruppi e degli strumenti usati.1 La cifra esatta conta poco. Conta che il fenomeno è molto più comune di quanto chi lo vive immagini. E che colpisce soprattutto persone che ottengono risultati.
Che cos’è
Il termine nasce nel 1978, quando le psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes descrissero un gruppo di donne di grande successo professionale convinte di non meritarlo.2 Pensavano di essere arrivate dove erano per fortuna, per errore, o perché avevano ingannato gli altri. E temevano che prima o poi qualcuno se ne sarebbe accorto.
Oggi sappiamo che riguarda uomini e donne, in moltissimi contesti. Non è una diagnosi psichiatrica. È un modo di leggere i propri successi che può pesare molto.
Come si riconosce
- Attribuisci i risultati alla fortuna, al tempismo, all’aiuto degli altri
- Ricevere un complimento ti mette a disagio
- Temi che una nuova responsabilità sia l’occasione in cui verrai “scoperto”
- Ti prepari in modo eccessivo, oppure rimandi fino all’ultimo
- Un singolo errore pesa più di dieci successi
- Ti confronti con gli altri e ne esci sempre in svantaggio
Il ciclo che la mantiene
Clance ha descritto un meccanismo che vedo spesso nei manager e nei professionisti con cui lavoro.2 Davanti a un compito importante arriva l’ansia. La si gestisce in due modi: preparandosi in modo esagerato, oppure rimandando e poi lavorando di corsa all’ultimo momento. Il compito va bene. Ma il successo viene attribuito allo sforzo eccessivo o alla fortuna dell’ultimo minuto, non alla propria competenza. Così, al compito successivo, l’ansia ritorna intatta.
Ogni promozione, in questo schema, non porta sollievo. Porta un rischio in più.
Perché colpisce chi guida
Chi assume un ruolo di responsabilità si trova spesso in una posizione in cui non ha ancora esperienza, per definizione. È normale non sapere tutto il primo giorno da manager o da dirigente. Ma chi vive la sindrome dell’impostore interpreta questa normalità come prova di inadeguatezza. E spesso non ne parla con nessuno, perché ammetterlo sembrerebbe confermare il timore.
Cosa aiuta
Distinguere sentirsi da essere
Sentirsi inadeguati non equivale a esserlo. Sembra ovvio, ma è utile ripeterlo, soprattutto nei momenti di ansia.
Raccogliere evidenze
Tenere traccia, per iscritto, dei risultati ottenuti e di cosa li ha resi possibili. Non per vanità, ma per avere dati da opporre a una lettura distorta. Quando la mente dice “è stata fortuna”, si può chiedere: quale parte, esattamente?
Ridurre l’iper-preparazione
Prepararsi bene è utile. Prepararsi tre volte di più del necessario impedisce di scoprire che la propria competenza bastava. Provare a fare un passo indietro, in modo graduale, è un piccolo esperimento con risultati spesso sorprendenti.
Parlarne
Quando un leader racconta di essersi sentito così, quasi sempre qualcun altro nel team risponde “anche io”. Condividere riduce la vergogna e normalizza un’esperienza diffusissima. È anche un gesto che costruisce sicurezza psicologica.
Accettare un feedback senza smontarlo
Davanti a un apprezzamento, provare a dire solo “grazie”. Senza aggiungere “ma era facile”, “ma ho avuto fortuna”.
Coaching o psicoterapia?
Se la sindrome dell’impostore riguarda soprattutto il ruolo professionale e ti frena in decisioni e opportunità, un percorso di coaching può essere la risposta giusta. Se si accompagna ad ansia intensa, umore basso o autocritica pervasiva, può essere più utile una psicoterapia. Nel primo incontro capiamo insieme quale delle due.
Domande frequenti
La sindrome dell’impostore è una malattia?
No, non è una diagnosi. È un modo di vivere i propri successi che può però generare molta ansia e limitare le scelte professionali.
Colpisce più le donne o gli uomini?
È stata descritta per la prima volta in donne di successo, ma gli studi successivi la trovano diffusa in entrambi i sessi.
Si può superare?
Sì. Riconoscere il meccanismo, raccogliere evidenze sui propri risultati e parlarne con altri sono passi efficaci. Un percorso di coaching o di psicoterapia può accelerare il cambiamento.
Fonti
- Bravata D.M. et al. (2020). Prevalence, predictors, and treatment of impostor syndrome: a systematic review. Journal of General Internal Medicine, 35(4), 1252–1275.
- Clance P.R., Imes S.A. (1978). The impostor phenomenon in high achieving women: dynamics and therapeutic intervention. Psychotherapy: Theory, Research & Practice, 15(3), 241–247.