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Autorità russe accusano attivista di propaganda lgbt
Rubrica Psy.LGBT Re.Post

Russia e “propaganda LGBT”. L’attivista Yulia Tsvetkova sotto accusa

Tsvetkova si impegna nell’attivismo femminista e per i diritti LGBT. Per le autorità russe quello che fa è contro la legge.

Yulia Tsvetkova è un’artista che comincia a fare attivismo nel 2018, incontrando subito problemi con le autorità. Lo svolgimento di un festival da lei organizzato viene ostacolato perché visto come un festival LGBT camuffato da evento teatrale.

Alla fine dell’anno scorso arrivano le prime accuse penali e gli arresti domiciliari. Le autorità russe accusano Tsvetkova di produzione e traffico di materiale pornografico per alcune sue illustrazioni artistiche dell’organo genitale femminile. Le autorità fanno uso di una legge che, secondo Yulia Tsvetkova stessa, viene strumentalizzata per prendere di mira gli attivisti LGBT.

Di lì a poco, nel dicembre 2019, viene trovata colpevole di propaganda gay per la pubblicazione sul web di contenuti a favore dei diritti LGBT. E a gennaio 2020, viene nuovamente accusata per via di un suo disegno rappresentante delle famiglie arcobaleno, con testo “La famiglia è dove c’è l’amore. Io supporto le famiglie LGBT+”.

Cos’è la legge contro la propaganda gay

Parliamo della legge federale russa per “proteggere i minori da informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali di famiglia”. Si tratta, come intuibile, di una legge di stampo fortemente omofobico.

Nel 2013 la norma nota anche come “legge contro la propaganda gay” è stata aggiunta ad una normativa già vigente per proteggere i minori da contenuti considerati a loro “inadatti”. Tra cui, da quel momento in poi, i contenuti che mostrano che l’omosessualità è normale, e che nessun orientamento sessuale è sbagliato.

Tale legge è stata fortemente e giustamente condannata a livello internazionale, in quanto limita in modo considerevole le libertà e la dignità delle persone LGBT. Chiunque esponga simboli o esprima opinioni favorevoli ai diritti LGBT in pubblico può venire arrestato. Così come chiunque mostri comportamenti omosessuali in pubblico.

Il pretesto è la possibile presenza di minori. Ma anche in loro assenza le autorità accusano gli attivisti di reato. È proprio il caso di Tsvetkova, che a dicembre è stata trovata colpevole nonostante i contenuti da lei pubblicati si trovassero in gruppi per soli maggiorenni.

Nonostante rischi ora 6 anni di carcere, l’artista non si lascia però abbattere e commenta: “Voglio continuare a lavorare come attivista. E il fatto di essere stata incriminata aumenta soltanto il mio desiderio di cambiare le cose e combattere le ingiustizie”.

Fonte: https://www.valigiablu.it/yulia-tsvetkova-artista-russa-processo/?fbclid=IwAR3hE7B-XhSvZXmcwbu4dLB_WLozB7MbNAnG_t5TyP8gRgw24oF-Vb0yAbE

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