Lo psicologo può cambiare la tua omosessualità? <span class="bsf-rt-reading-time"><span class="bsf-rt-display-label" prefix="⌚ Tempo di lettura"></span> <span class="bsf-rt-display-time" reading_time="3"></span> <span class="bsf-rt-display-postfix" postfix="minuti"></span></span><!-- .bsf-rt-reading-time -->

Terapie riparative
Rubrica psicologica per persone LGBT+

Lo psicologo può cambiare la tua omosessualità?

L’omosessualità è una malattia?

L’omosessualità è stata considerata una vera e propria malattia mentale fino al 1973, anno in cui è stata depennata dal Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, il “dizionario” delle patologie mentali che utilizzano psicologi e psichiatri per comprendere come fare diagnosi. 

Pensare che l’omosessualità sia una malattia porta con sé un forte presupposto: l’idea che, come tutte le malattie, vada curata.

Nel passato (e purtroppo sporadicamente ancora oggi!) erano diffuse le cosiddette “terapie riparative” che avevano lo scopo di riportare l’orientamento omosessuale a quello ritenuto, un tempo, “normale” cioè l’eterosessualità.

L’American Psychological Association (1998) e l’American Psychiatric Association (2000), due delle realtà più autorevoli a livello mondiale in campo psicologico hanno, fortunatamente, condannato con forza qualsiasi forma di terapia “riparativa”, ma, nonostante questo, esistono ancora alcuni clinici si propongono di “convertire” gli individui omosessuali in eterosessuali. 

Come funzionano le terapie riparative?

Joseph Nicolosi, uno degli psicologi più “esperti” che fino a pochi anni fa utilizzava le terapie riparative, sosteneva appunto che l’omosessualità rappresentasse una patologia. Secondo il dott. Nicolosi, l’omosessualità maschile è un difetto di mascolinità dovuto a una carente identificazione con il genitore del proprio sesso. 

Per “curare l’omosessualità”, Nicolosi utilizzava la “spiegazione dell’omosessualità” come una verità assoluta, che non può essere messa in discussione e che il paziente deve forzatamente integrare nella sua identità.

In questo modo le persone omosessuali potevano raggiungere la “salvezza” cioè la liberazione dall’omosessualità. Per “salvarsi”, i (poveri!) pazienti dovevano continuare ad autosorvegliare i propri comportamenti per compiere un processo di “de-omosessualizzazione”, che portasse la persona ad evitare ogni sorta di tentazione a tornare verso l’omosessualità. Infatti, i pazienti venivano spinti ad instaurare rapporti di amicizia stretti ma non erotici con individui del loro stesso sesso; ciò portava, secondo Nicolosi a “riparare” le azioni peccaminose rappresentate dai comportamenti omosessuali.

Secondo alcuni autori, la terapia riparativa è un vero e proprio lavaggio del cervello che il terapeuta fa al paziente omosessuale, per distruggere la sua identità omosessuale.

Perché non puoi cambiare l’orientamento sessuale?

Le terapie riparative si fondano sull’idea che le persone omosessuali stanno male perché “sentono” che sono afflitti da una malattia. In realtà ciò è del tutto falso! Le persone omosessuali provano spesso un malessere a causa delle discriminazioni che subiscono da parte dell’ambiente sociale, oppure dal fatto di aver loro stessi interiorizzato l’omofobia

Le terapie di conversione costituiscono una vera e propria violenza che porta solamente danni dell’individuo, gravi conseguenze emotive e sociali. 

Infatti, l’orientamento sessuale è una dimensione piuttosto stabile della sessualità, quello che può variare è la durata del percorso che ogni persona compie per arrivare all’accettazione della propria omosessualità. Si può dire, quindi, che l’orientamento sessuale faccia davvero parte del cuore delle persone, non è qualcosa che può essere cambiato. 

È come se provassi a prendere una bacchetta magica e ti dicessi, di fronte allo specchio: “da domani non ti piacerà più il cioccolato!”. Sai già che non funzionerà perché amare il cioccolato ti contraddistingue da quando eri piccolo! Potrai non mangiarlo ma questo non eliminerà la voglia di mangiarlo. 

Ho fatto come esempio la voglia di mangiare il cioccolato… qui non si sta parlando di una cosa così “banale”. 

Non me ne vogliano gli amanti del cioccolato.

Forzare qualcuno ad essere ciò che non è porta a vivere una vita che non è la propria, a provare dei sentimenti negativi verso sé stesso e a non amarsi. Anche l’American Psychological Association ha confermato l’improbabilità di successo di queste terapie. Al contrario, è fondamentale aiutare i pazienti ad iniziare a volare con le proprie ali, ad accettare finalmente la propria omosessualità per integrarla nella propria vita, anche con l’ambiente familiare, lavorativo e sociale. Questo è ciò che si propongono di fare le terapie affermative, che sono l’unico modo per “curare”, nel senso di prendersi cura, davvero una persona omosessuale: curare il suo cuore, portandolo dove vuole davvero.

Leave your thought here

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Il contenuto è protetto.
it_ITItalian
it_ITItalian
Select the fields to be shown. Others will be hidden. Drag and drop to rearrange the order.
  • Immagine
  • SKU
  • Valutazioni
  • Prezzo
  • Magazzino
  • Disponibilità
  • Aggiungi al carrello
  • Descrizione
  • Contenuto
  • Peso
  • Dimensioni
  • Additional information
  • Attributi
  • Custom attributes
  • Custom fields
Comparatore
Lista desideri 0
Apri la Lista desideri Continua lo shopping