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Caster Semenya non potrà difendere il suo titolo olimpico
Rubrica Psy.LGBT Re.Post

L’atleta olimpica Caster Semenya non potrà difendere il suo titolo senza cura ormonale

Semenya ha detto che non aderirà all’imposizione della World Athletics

L’atleta ventinovenne è da tempo al centro di una battaglia legale contro il World Athletics, ente che regola le competizioni nell’atletica leggera. Secondo tale ente infatti i livelli di testosterone di Semenya sarebbero troppo alti per partecipare alle gare insieme alle altre donne.

La velocista e mezzofondista olimpica è una donna intersessuale, e il suo corpo produce naturalmente una quantità di testosterone superiore alla media femminile. Semenya gareggia nelle corse tra i 400 e 1500 metri piani. Colleziona molte vittorie a partire dai Campionati Mondiali del 2009, in cui vince la medaglia d’oro.

Per via delle sue ottime performance e del suo aspetto non conforme allo stereotipo di genere femminile, nel 2009 viene messo in dubbio il suo sesso dalla World Athletics, e le viene chiesto di fare un test per verificarlo. Proprio in seguito a tali controlli viene resa nota la sua intersessualità.

Successivamente, nel 2011, la World Athletics pubblica una nuova normativa sull’iperandrogenismo per le gare tra i 400 e i 1500 metri piani femminili. La norma richiede alle atlete di essere al di sotto di un limite di 5 nanomoli di testosterone per litro di sangue. Chi supera tale limite dovrebbe sottoporsi ad una cura ormonale per poter gareggiare.

La sentenza

Caster Semenya aveva fatto ricorso contro tale norma, che è adesso stata confermata anche dal Tribunale federale svizzero, secondo cui sarebbe discriminatoria ma “necessaria”. “Sono molto delusa da questa sentenza” ha detto l’atleta. “Mi rifiuto di lasciare che la World Athletics mi droghi e mi impedisca di essere quella che sono”.

Gli avvocati di Semenya hanno parlato di come l’intersessualità dell’atleta sia solo una di molte variabili genetiche che le atlete possono presentare, e di come donne con altri doni genetici non vengano costrette a subire trattamenti medici per rimuoverli prima di competere.

È infatti vero che molte altre caratteristiche non mettono in dubbio il diritto di una donna a partecipare alle gare femminili, e che secondo la logica della World Athletics anche la semplice altezza di una persona potrebbe essere dichiarata un vantaggio.

“Escludere delle atlete o metterne in pericolo la salute per via delle nostre abilità naturali mette la World Athletics dal lato sbagliato della storia” ha detto Semenya.

Continuerò a combattere per i diritti umani delle atlete, sia nello sport che fuori, finché non potremmo tutte correre libere come siamo nate. So cosa è giusto e farò tutto ciò che posso per proteggere i diritti umani fondamentali, per tutte le ragazze”.

Fonte: https://www.lgbtqnation.com/2020/09/gold-medal-olympian-caster-semenya-blocked-defending-medal-unless-takes-hormones/

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